Piano Bojinka

 

     
ISBN 978-88-96822-17-3
Titolo

Piano Bojinka
Come fu organizzato l'11 Settembre

Autore Franco Fracassi
Anno Settembre 2011
Pagine 224
Formato 13,7 x 20,5 cm
 
Prezzo  15,90 €

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Nel gennaio 1995, a sud di Manila, la polizia irrompe in un edificio dove ha sede una cellula di estremisti islamici. Su un tavolo vengono trovati dei floppy e un Pc contenente un file dal nome "Piano Bojinka". Sono disegni, fotografie e
rapporti scritti che illustrano un piano terroristico per colpire il cuore degli Stati Uniti, lanciando aerei di linea contro edifici e simboli del potere americano.
Il 7 ottobre 1996, la Commissione del Congresso Usa, invia un dispaccio a tutte le agenzie federali per metterle in guardia di un’azione terroristica progettata dall’ancora sconosciuta organizzazione islamica Al Qaida. Solo dopo due anni viene istituita anche una speciale Task Force, con a capo l’agente John O’Neill.
La più grande macchina poliziesca del mondo si è messa in moto.
Nel gennaio 2001, in Florida, la polizia stradale ferma un’auto guidata da un ubriaco, con dosi massicce di cocaina in corpo. L’uomo è un saudita, iscritto nella lista nera dei terroristi internazionali. Ma il suo è un visto rilasciato per ordine diretto della CIA. Ma c’è di più. L’arabo sta svolgendo lezioni di volo in un piccolo aeroporto locale, utilizzato anche dall’Agenzia per “voli segreti”.
Poche ore dopo, l’uomo viene rilasciato con tante scuse!
Nove mesi dopo, il terrorista si metterà alla guida di un boeing dell’American Airlines lanciato contro la torre nord del World Trade Center, a New York.
Al 102° piano della stessa torre aveva preso servizio da poche ore il superpoliziotto John O’Neill, una delle 3.064 vittime dell’11 settembre. O’Neill morirà portando con sé i suoi segreti. Le complicità appaiono evidenti.
Piano Bojinka è un libro frutto di sette anni d’inchiesta, svolta in oltre trenta Paesi differenti, consultando migliaia di documenti ufficiali e in cui s’intrecciano decine di storie personali che sfoceranno tutte nel dramma collettivo che porta il nome di 11 settembre. Una storia che si concluderà alle 8:46 di mattina dell’11 settembre 2001.
Undici settembre (11/9), come 11 erano gli aerei da dirottare nel piano terroristico origirario, come 11 erano gli obiettivi, e come 11 sono i capitoli della più oscura e ancora irrisolta vicenda della storia degli Stati Uniti d’America.
 

 

 

 

ESTRATTI

 

 

 

... l’Agenzia avrebbe fornito le conoscenze e i legami internazionali necessari per poter riciclare denaro sporco, in cambio avrebbe potuto utilizzare l’istituto di credito per finanziare le proprie operazioni “coperte”. Nel giro di poco tempo la Bcci assomigliò a una gigantesca piovra soprannominata “Criminal Bank”.

Da pag 29

 

 

Nel computer, invece, c’erano una serie di file che citavano un fantomatico piano “Bojinka”. [...] in serbo croato vuol dire “grande botto”.

 

Infine, un documento, un foglio elettronico ricco di date, numeri, nomi, luoghi e procedure. Il documento “grande botto”. Il piano. L’operazione Bojinka.

 

Avrebbe dovuto sequestrare un aereo di linea, prenderne il comando, mettersi alla cloche e poi lanciarsi con il jumbo contro l’obiettivo prescelto. Il quartier generale della Cia a Langley. Il Congresso, la Casa Bianca, il Pentagono a Washington. Le torri gemelle a New York.

Da pag 49-51

 

 

Oggetto della riunione era la costruzione di un gasdotto che doveva trasportare il gas dal Mar Caspio all’oceano Indiano, via Uzbekistan, Afghanistan e Pakistan. Il fatto era che mentre Uzbekistan e Pakistan erano pronti e siglare l’accordo, l’Afghanistan non ci pensava affatto.

 

.. Tutti e quarantadue i signori che si trovavano intorno a quel tavolo desideravano che fossero i talebani a prendere il potere a Kabul, in modo da poter dare il via alla costruzione del gasdotto.

 

I dieci miliardi sarebbero stati più che sufficienti per finanziare l’avanzata vittoriosa dei talebani verso Kabul.

Da pag 56

 

 

Bisogna fare in modo che l’opinione pubblica accetti questo stato delle cose.

Una trasformazione così rivoluzionaria sarà possibile solo attraverso un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor.”

Da pag 142

 

Fu in Afghanistan che Collins iniziò a capire come giravano le cose. Si trovava nel campo di Jahadwal, in una valle vicino al confine pachistano. Fu laggiù che incontrò Osama bin Laden.

«Era molto divertito dal fatto che un americano si trovasse nel suo campo. Mi disse che anche lui in un certo senso era americano: ‘Lavoro per la Cia. A te lo posso dire, perché credo che anche tu abbia a che fare con loro’.»

Da pag 94

 

I talebani si prendevano i soldi e le armi, ma in cambio non volevano cedere il controllo di parte del Paese alle compagnie petrolifere statunitensi.

.. Ma ora le cose stavano cambiando. 

La nuova Pearl Harbor si stava avvicinando, e con essa tutto il potere distruttivo di cui sarebbe stato capace un Paese potente quanto gli Stati Uniti ferito. Il Pentagono aveva già preparato i piani d’invasione.

Da pag 144

 

Tra il pomeriggio e la sera di lunedì furono tante le persone a cui venne consigliato di non viaggiare in aereo il giorno successivo.

Uno di questi fu l’allora sindaco di San Francisco Willie Brown.

Da pag 163